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La Rosalia Alpina

La Rosalia Alpina

Da un punto di vista faunistico, l'area del Parco Nazionale del Pollino è fra le più rilevanti di tutto il meridione d'Italia. Oltre alla varietà di ambienti, la posizione geografica consente una elevata ricchezza di specie e di peculiarità zoologiche.
Fra gli Insetti più importanti è presente uno dei coleotteri più rari d'Europa, e Rosalia alpina, Il cerambice del faggio (Rosalia alpina LINNAEUS, 1758) della famiglia Cerambycidae, un bellissimo e appariscente Coleottero di colore azzurro cenere con macchie nere vellutate, tipico delle estese faggete mature, presenti nel Pollino e con maggior diffusione nel Massico del Pellegrino e Monte la Mula , e indice di un basso grado di alterazione degli ambienti forestali.


L’insetto è noto per la particolare colorazione e per i tratti neri presenti sui segmenti delle antenne; inoltre è anche tra i più grandi rappresentati dell’ordine dei Coleoptera grazie alla lunghezza del corpo che può andare dai 14 fino ai 40 mm. L’aspetto è inconfondibile: il corpo e le elitre hanno una colorazione che va dal grigio-blu fino al blu chiaro. Le elitre, bordate di chiaro, presentano inoltre delle chiazze nere di dimensioni e forma variabile che permettono di distinguere un esemplare da un altro. Il nome della specie è fuorviante, dato che la distribuzione non è limitata alle sole Alpi, ma si riferisce alla posizione in cui è stato raccolto il campione con cui Linnaeus descrisse per la prima volta la specie nel 1758. Il campione fu raccolto da Johann Jakob Scheuchzer il 12 luglio del 1703 nella Taminatal, valle presente in Svizzera che appartiene oggi al Cantone di San Gallo.


Il suo habitat è costituito esclusivamente da piante morte o malandate, oppure parti morte di piante sane e ceppi. È un ottimo indicatore biologico di boschi vetusti di latifoglie in buono stato di conservazione. La sua rarità e vulnerabilità è legata proprio alla alterazione e riduzione degli habitat in cui vive. 

Stefano Saetta

Foto di Stefano Saetta Luglio 2019 Monti dell’Orsomarso