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LA FLORA DEL PARCO

Parco della Lavanda

Parco della lavanda
Lavanda & Lavandule
profumi&magie del Pollino


Az. Agr. biologica
Località Campotenese - Morano Calabro (CS)


La lavanda vera (L. Angustifolia). è una pianta che cresce spontanea nell’intera area del Parco Nazionale del pollino, a quote tra i 900 e i 1300 metri di altitudine, particolarmente diffusa nell’area di Campotenese.
Da una ricerca fatta tra gli anziani del posto, è emerso che fino a metà del secolo scorso, la raccolta della lavanda spontanea era fonte di reddito per le popolazioni locali. In particolare le contrada ‘Colice’ e la ‘tenuta della pricipessa’ fino alla contrada ‘Campiglione’ , la contrada ‘Barbalonga’ fino a ‘Campizzo’ erano particolarmente ricche di lavanda. Qui veniva raccolta con la falce e portata presso una fontana nei pressi della contrada ‘Laccata’ dove in parte veniva ‘cotta’ (distillata) e in parte venduta direttamente all’industria farmaceutica Carlo Erba di Genova.
In seguito alle opere di rimboschimento, fatte negli anni 50/60, gran parte è scomparsa e oggi gli esemplari presenti sono in quantità non significative.
Da qui l’idea di coltivare in pieno campo questa varietà spontanea .
Stabilito che si tratta di prodotto di qualità, a questa pianta è stato dato un nome “Loricanda”, si può quindi pensare di andare oltre, cercando i possibili sbocchi e intraprendere le conseguenti iniziative.


Nasce quindi l’idea e l’azienda “Parco della lavanda”, come modello di sviluppo riproducibile, coltivare lavanda a tutela del territorio.
L’azienda si pone l’obiettivo di diffondere la coltura della lavanda per far riqualificare ambienti rurali montani o marginali dove incombono degrado ambientale ed abbandono, dove l'agricoltura convenzionale non è redditizia o è in competizione con la fauna selvatica.
Il progetto agricolo Parco della Lavanda è stato scelto con l’obiettivo prioritario di tutelare il territorio, convinto di portare sviluppo e suscitare interesse.
L'agricoltura della lavanda è sostenibile solo se biologica. Poiché la lavanda ha proprietà antisettiche, in montagna è particolarmente indenne da parassiti e non richiede interventi con antiparassitari.
Il Giardino delle Lavande
Il tentativo di diffondere il più possibile la conoscenza di questa pianta, ha fatto nascere l’esigenza di creare all’interno dell’azienda il Parco della lavanda., un giardino tematico con lo scopo principale di esaltare “l’aspetto culturale, ricreativo e didattico….”.


E’ stato concepito pensando ad una sorta di “giardino botanico” dove vedere, osservare, imparare a distinguere le varie tipologie di lavanda abbinate tra loro in base allo sviluppo e al colore. Per privilegiare l’aspetto didattico l’azienda offre inoltre la possibilità di apprendere:
1) la tecnica , con esperienza diretta, di riproduzione delle piante per talea e messa a dimora delle stesse;
2) essiccazione, trasformazione e utilizzo dei fiori;
3) la tecnica della distillazione in corrente di vapore che trasforma il fiore fresco in “olio essenziale” per mezzo di un distillatore a scopo didattico;
4) informazioni sul come e perché si utilizza l’olio di lavanda;
5) la tecnica di saponificazione (produzione di sapone) a freddo con l’aggiunta di olio di lavanda, anche questo tramite esperienza diretta.

 

STAGIONE 2021


APERTURA
• Da lunedì a domenica dalle 8:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 20:00.
PERIODO DI FIORITURA
• Inizio fioritura intorno al 20 Giugno.
• Fine fioritura intorno al 20 Agosto.
COSTI DI INGRESSO
• 2.00 euro a persona.
• gratuito per i ragazzi fino a 14 anni.
PRENOTAZIONE
• La Prenotazione è necessaria solo per gruppi che superano le 15 persone.
ACCESSIBILITÀ E PARCHEGGIO
• 2 km dallo svincolo autostradale uscita Campotenese.
• Strada comunale asfaltata, in cui è possibile incrociare mezzi agricoli.
• Parcheggio gratuito, non custodito.
VISITE GUIDATE
• Comprese nel costo di ingresso.
• Disponibili dal 15 giugno al 25 agosto.
• mattina partenze alle ore: 9:00, 10:15 e 11:25.
• pomeriggio partenze alle ore: 16:00, 17:15 e 18:25.
• Durata: circa 40 minuti.
ANIMALI DOMESTICI
• è consentito l’ingresso agli animali domestici solo al guinzaglio.
NO BAR/NO PIC-NIC/NO RISTORO
• All’interno del Parco non sono presenti Bar, punti Ristoro, Aree Pic-Nic.
AVVISO PER I SOGGETTI ALLERGICI
• In natura sono presenti api e insetti, si raccomanda la massima precauzione.
LABORATORI PRATICI PER BAMBINI
• Nel periodo di fioritura sono sospesi.
REGOLE DI COMPORTAMENTO ALL’INTERNO DEL PARCO
• Nel pieno rispetto della natura e del lavoro che svolgiamo si fa assoluto divieto di recidere i fiori dalle piante di qualunque varietà.
• Si fa assolutamente divieto di: sdraiarsi, scavalcare o saltare sui filari di lavanda.
• Gettare per terra, o nel parcheggio, rifiuti di qualsiasi genere: mozziconi di sigarette, mascherine, bottiglie di plastica, ecc… Per questo, si prega di usare gli appositi contenitori all’interno del Parco.

 

Parco della Lavanda
C.da Barbalonga, 99
87016 Morano Calabro - Cosenza - Italia

tel. 328 009 8630

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www.parcodellalavanda.it

 

PAEONIA MASCULA

PAEONIA MASCULA 

PEONIA MASCHIO 

foto Stefano Saetta

Ecco le prime foto di Paeonia Mascula del 2021 grazie alla guida Stefano Saetta che ha condiviso la bellezza che torna a manifestarsi nei boschi del Parco Nazionale del Pollino.

Peonia maschio o come riporta il nome scientifico "Paeonia mascula" è conosciuta anche come Paeonia corallina. Indubbiamente appartiene a quella cerchia di piante rare e da preservare.

È una pianta perenne e trova le sue origini in Europa e nel Caucaso e fa parte della famiglia delle Paeoniaceae, predilige luoghi in penombra, nei boschi tra i 400 e 1900 metri sul livello del mare. Raggiunge l’altezza di 1 metro e i suoi fiori sono ermafroditi. L' impollinazione avviene grazie al lavoro instancabile degli insetti.

La fioritura avviene tra i mesi di aprile e maggio e possiede proprietà medicinali quali: antispasmodica, bechica, tonica.        

                

In Italia è possibile trovarla nelle regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto.

 

Orchidee nel bosco

Orchidee ai piedi del gigante

L'incontro con alcune bellissime orchidee spontanee ai piedi del Dolcedorme

Ophrys Bertolonii

Neotinea Tridentata

Orchis Quadripunctata

Orchis Simia

 

foto Gaetano Sangineti

Le Orchidee Spontanee del Parco Nazionale del Pollino

Le Orchidee Spontanee

del Parco Nazionale del Pollino

Orchis Mascula

Orchis Mascula

Orchis xcolemanii , ibrido tra O.Mascula e O.Pauciflora

Orchis xcolemanii , ibrido tra O.Mascula e O.Pauciflora

Orchis quadripunctata

Neotinea tridentata

Anacamptis papilionacea

Anacamptis gennarii, ibrido tra A. Morio e A. Papilionacea

Orchis ustulata L.

Orchis Pauciflora Ten

probabile smabucina

Orchis ustulata L.

Dactylorhiza sambucina

Dactylorhiza sambucina

Dactylorhiza sambucina

Orchis Simia

Dactylorhiza sambucina

Foto Stefano Saetta

La fioritura della Peonia Peregrina sul Pollino

La fioritura della Peonia Peregrina nel Pollino

Appunti fotografici 

Iniziano le prime splendide fioriture delle Peonie Pellegrine di San Sosti (CS) nel Parco Nazionale del Pollino.

La Peonia del Pollino o Peonia Peregrina (Banxhurna, in arbëreshë)

L'area del Pollino custodisce una pluralità di piante e fiori, alcune specie endemiche, altre rare, dell'Appennino meridionale. Una di queste è la Peonia pellegrina o peregrina (Banxhurna nella lingua arbëreshë), presente sui monti della dorsale del Pellegrino, la Mula tra San Sosti e San Donato di Ninea.


Il rosso purpureo ed il velluto dei petali mostrano lo splendore di una natura incontaminata e la rara ed incantevole bellezza di un fiore, capace di competere con la bellezza delle rose. Carnosa e delicata, questa peonia, le cui radici sono tuberi che in passato i popoli dell’Europa meridionale e dell’Asia usavano a scopo medicinale, negli aneddoti e nei canti della tradizione arbëreshë viene associata a una donna bellissima, ma sgarbata, con virtù e difetti, come l’odore forte e acre del fiore, che, una volta colto, si sciupa rapidamente.

 foto by Stefano Saetta

La faggeta vetusta dell'UNESCO

La faggeta di Cozzo Ferriero

Una delle faggete vetuste patrimonio dell’UNESCO la troviamo nel sud dell’Italia e più precisamente nel Parco Nazionale del Pollino.

Questo è il sito per quello che riguarda le Faggete vetuste, più a sud in Europa.

La faggeta di Cozzo Ferriero, questo è il nome del bosco vetusto si trova sul versante nord-occidentale della dorsale che da Cozzo Ferriero va verso Coppola di Paola, nel versante lucano e ricade nel comune di Rotonda quasi a confine con la Calabria, esposta prevalentemente ad ovest.

Ha un’estensione di circa 70 ettari tra i 1700 e i 1750 m slm. Da un punto di vista geologico l’intera area presenta rocce carbonatiche e calcari dolomitici, i suoli sviluppatisi sono non troppo profondi presentano granulometrie di media e fine tessitura, ovvero franco limosa e argillosa limosa.

Gli alberi in questione sono sicuramente dei monumenti viventi, con età che si aggirano attorno i 600 anni, sono presenti alberi con diametri di tronco imponenti e alberi morti ancora in piedi oltre a quelli ormai caduti, data l’assenza di attività dell’uomo. Proprio tale assenza ha permesso lo svolgersi delle dinamiche naturali, favorendo una ricchissima biodiversità.

Oltre al Parco Nazionale del Pollino troviamo le faggete vetuste inserite nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO:
Parco Nazionale d’Abruzzo
Parco Nazionale delle foreste Casentinesi
Parco Nazionale del Gargano
Parco Regionale dii Bracciano e Martignano
Comune di Soriano nel Cimino


Grazie a questi scrigni naturali, l’Italia nel 2017 è entrata di 78 siti naturali di faggete vetuste nei 12 paesi Europei:
Italia, Austria, Belgio, Slovenia, Spagna, Albania Bulgaria, Croazia, Germania, Romania, Slovacchia, Ucraina.

                            ù

Foto Gaetano Sangineti

Il Pino Loricato

Il Pino Loricato

Pinus heldreichii subsp. leucodermis

Panorama sui Piani di Pollino e sullo sfondo Serra Dolcedorme e parte del Monte Pollino.

Emblema del Parco Nazionale del Pollino, considerato un monumento naturale, specie unica in Italia, considerato un vero e proprio relitto delle antichissime foreste oro-mediterranee del Terziario. Vegeta su litosuoli e rocce calcaree dolomitiche in una fascia altitudinale che va dai 530 m slm ai 2240 m slm.
La sua distribuzione nell’areale del Parco del Pollino è molto frammentata e la sua valutazione nel rischio di estinzione risulta “quasi minacciata”.
In Italia vegeta solo nel Parco Nazionale del Pollino, a cavallo tra Calabria e Basilicata, mentre lo ritroviamo anche in Grecia, Bosnia-Erzegovina, Albania e Bulgaria.
Il nome “Leucodermis” ovvero dalla pelle bianca, gli fu attribuito dal botanico austriaco Franz Antonie nel 1864 riferendosi a quelli visti in Bulgaria.
Il botanico di Laino Borgo, Biagio Longo fu il primo nel 1905 a descrivere questa specie sul Pollino, coniando successivamente il nome “Loricato” vista la somiglianza della corteccia con le corazze dei legionari romani, le “Loriche”.


Sul Pollino ka sua distribuzione può essere ricondotta semplificatamene in 4 differenti gruppi di vegetazione:
Gruppo settentrionale lucano: M. Alpi, M. la Spina, M. Zaccana.
Gruppo centro-orientale calabro-lucano: Serra di Crispo, Serra delle Ciavole, Dolcedorme, Pollino.
Gruppo centrale calabro: M. Palanuda, Cozzo del pellegrino.
Gruppo costiero meridionale: M. Montea.


Lo troviamo abbarbicato sui costoni scoperti, e sulle rupi calcaree, sfuggendo all’ombra del faggio.
I pini più vetusti li ritroviamo tra Serra di Crispo, Serra delle Ciavole e Monte Pollino tra i 1900 e i 2100 m slm.
Una delle sue caratteristiche è senza dubbio la corteccia, costituita da placche irregolari penta/esagonali, dove il ghiaccio e il vento negli esemplari più esposti a tali agenti atmosferici risulta meno spessa. Difatti sono modellati da questi come fossero delle sculture viventi.


Il Pino Loricato è una delle specie più longeve nel panorama della flora europea. Gli esemplari di alta quota tra Serra di Crispo e Serra delle Ciavole, secondo studi di dentocronologia ne conferma l’età media superiore a 500 anni, dando origine al “Giardino degli Dei”.
Il suo legno per secoli è stato utilizzato per svariati usi, uno dei più meritevoli di menzione è l’utilizzo per realizzare bauli e cassapanche per coloro che intraprendevano il viaggio verso le Americhe. Altro utilizzo è quello come torcia, mentre i pastori intaccavano la base, dal lato del monte e sottovento per realizzare schegge per accendere il fuoco.

I Gendarmi Foto Gaetano Sangineti